Sabato, 15 Dicembre 2018

Otello

Aggiunto il 17 Maggio, 2015


Giuseppe VERDI
OTELLO

• Otello SET SVANHOLM
• Desdemona AASE NORDMO-LÖVBERG
• Iago SIGURD BJÖRLING
• Cassio ARNE OHLSON
• Roderigo GÖSTA BJÖRLING
• Lodovico FOLKE JONSSON
• Montano FOLKE JONSSON
• Un araldo GEORG SVEDENBRANT
• Emilia BETTE WERMINE- BJÖRLING

Kungliga Teaterns kör
Chorus Master: non indicato

Kungliga Hovkapellet
SIXTEN EHRLING

Luogo e data di registrazione: Stoccolma (?), Dicembre 1953 e Gennaio 1954
Ed. discografica: Preiser, 2 CD economici + 1 bonus con selezione Don Carlo (9 giugno 1956)
Cantato in svedese

Bonus: scene dal Don Carlo, registrate in occasione di una visita della Regina d’Inghilterra Elisabetta II a Stoccolma
• Filippo II JOEL BERGLUND
• Don Carlo SET SVANHOLM
• Rodrigo HUGO HASSLO
• Il Grande Inquisitore SIGURD BJÖRLING
• Elisabetta AASE NORDMO-LÖVBERG
• Eboli KERSTIN MEYER
• Il Conte di Lerma INGVAR WIXELL
• Tebaldo BUSK MARGIT JONSSON

Kungliga Hovkapellet
SIXTEN EHRLING

Note tecniche sulla registrazione: ottima, splendida rimasterizzazione. Suono meraviglioso anche per la registrazione live degli estratti del Don Carlo

Pregi: un protagonista di assoluto riferimento. Splendidi anche direzione e soprano

Difetti: il baritono; tagli nel concertato III atto

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo.png

Interessante testimonianza di una civiltà musicale che conferma, una volta di più, come a Verdi fosse reso un miglior servizio altrove, e non in Italia.
Interessante notare, a questo proposito, che questa registrazione del 1954 si ponga a soli quattro anni di distanza dall’esordio di Marione Del Monaco che, sin dall’esordio, aveva già gettato una pesante ipoteca declamatoria, stentorea e – a dirla tutta – un filo troppo popolana su un personaggio che invece porta ben altro nel proprio DNA, laddove si consideri chi ne fu il primo interprete.
Da allora in poi, come sappiamo, tutti figli di Del Monaco o niente; forti anche di una tradizione che pescava nell’ambito degli Heldentenor wagneriani cui sembrava Otello appartenesse per usucapione, mentre invece sappiamo benissimo che questo personaggio complesso e complessato era più vicino vocalmente e stilisticamente a Eleàzar e Raoul.
Fa quindi strano che si debba andare fino in Svezia per trovare un modello vocale che riesca a fondere l’eroismo, la scansione declamatoria, la capacità di cantare in pianissimo, il tutto con una voce luminosa, ricca di smalto ed emessa con estrema naturalezza. Set Svanholm, allievo del baritono John Forsell, aveva debuttato come baritono nel 1930. Il suo debutto come tenore era stato nei panni di Radames, seguito poi da Max, Don José, Lohengrin e Siegmund. Erano poi seguiti Walther, Tannhauser e Siegfried. A questa inevitabile galleria di personaggi wagneriani, erano seguiti anche altri decisamente inconsueti per gli standard dell’epoca di questa categoria vocale come Achilles, Pilade, Admeto, Eisenstein e persino Peter Grimes. Non diversamente da lui, il quasi coetaneo José Luccioni, còrso nativo di Bastia proponeva in Otello la propria ampia e robusta voce di lirico, quasi del tutto priva di risonanze baritonali ma in compenso molto “verticale”, a dimostrazione che non è necessario strangolarsi e fare la voce tenebrosa per evocare il diverso colore della pelle e la presunta perenne incazzatura del Moro. Ma tant’è: ormai il modello esecutivo definitivo era stato lanciato; fa niente se nulla c’entrava col dettato verdiano. E fa niente se, una volta di più, abbiamo la dimostrazione che il vero stile esecutivo verdiano è esistito, pur senza aver dimora in Italia…
Svanholm, declamatore raffinato, musicalissimo, preciso, fa il proprio personaggio senza sbraitare (quasi) mai, cantando splendidamente, senza forzare mai la propria naturale impostazione, cantando like the spoken language. Ne deriva un’emissione chiara, pulita, araldica, precisa, raffinata, molto “helden” ma senza incrostazioni bercianti e cavernose.
L’interprete, poi, è di eccezionale interesse, puntando come fa a un’introversione quasi psicotica, alternata a sprazzi d’ira disperata: molto moderno e infatti ancora oggi godevolissimo, nonostante la lingua svedese non aiuti molto nemmeno in termini di prosodia.
Al suo fianco, notevolissima la norvegese Aase Nordmo-Lövberg. Trentenne all’epoca di questa registrazione (era del 1923; sarebbe morta novantenne nella sua Norvegia), era di casa proprio al Kungliga Opera di Stoccolma ove cantò moltissimo, tra gli altri, con il grande Jussi Björling. Oltre agli inevitabili ruoli wagneriani, aveva in repertorio anche Verdi: Amelia, Aida, Elisabetta e, appunto, questa Desdemona che si segnala per essere fra le meglio cantate dell’intera discografia. Linea di canto pulita, molto bella, da vero lirico ma senza inflessioni matronali; voce salda in tutte le zone; interprete partecipe e commossa senza mai apparire lobotomizzata come accade a nove Desdemone su dieci; tutto concorre alla realizzazione di una performance maiuscola.
Non allo stesso livello, purtroppo, Sigurd Björling: il suo Jago, oltre a essere molto convenzionale, è piuttosto berciato e finisce per non essere affatto convincente, nonostante la robustezza della voce.
Discreti i comprimari, fra cui segnalo Gösta Björling –cognome che, a giudicare anche dalla locandina, presumo molto diffuso alla Kungliga di quegli anni – che era fratello del ben più famoso Jussi, di cui evidentemente non possedeva né lo smalto né la seduzione timbrica.
Dirige il tutto quasi meravigliosamente l’a me altrimenti sconosciuto Sixten Ehrling, direttore musicale del teatro di Stoccolma oltre che di orchestre come la Detroit Symphony. Nato nel 1918, aveva debuttato nella capitale svedese nel 1950. Il “quasi” che ho inserito sopra nella valutazione entusiastica è riferito alla scelta demenziale e per me ancora oggi inspiegabile di tagliare il meraviglioso concertato finale del terzo atto, come avrebbero fatto in seguito Karajan e i suoi epigoni; ma tutto il resto è una meraviglia. Splendido il senso del ritmo, non inferiore in quest’opera a quello di un Kleiber, rispetto al quale è evidente una maggior attenzione nei confronti dei cantanti. Una direzione di assoluto riferimento.
Complessivamente un’edizione che con uno Jago migliore sarebbe stata di assoluto riferimento in una discografia dominata soprattutto dal grossolano mistake sulla vocalità del Moro. Tutte le volte che qualcuno fa uno sforzo per uscirne, è davvero una boccata di ossigeno, ma tant’è: la Storia fa le proprie scelte…

Completa il cofanetto un terzo CD nel quale è contenuta un’ampia selezione del Don Carlo – ovviamente, anch’esso in svedese – ripreso dal vivo due anni più tardi in occasione della visita a Stoccolma della Regina d’Inghilterra Elisabetta II.
Oltre alla vivida direzione di Ehrling, compaiono alcuni dei cantanti compresi già nell’Otello, cui si sommano Joel Berglund e Hugo Hasslo (c’è anche Ingvar Wixell come Conte di Lerma!).
Berglund, nonostante la gran voce, è perennemente sopra le righe e non interessante.
Hasslo, invece, è favoloso: uno dei migliori Posa testimoniati dal disco. Misuratissimo, splendida voce squillante e perfettamente posizionata, intonazione perfetta, interprete attento e sensibile che rifugge dalle gigionate: c’è praticamente tutto quello che serve a un Grande Interprete verdiano.
Molto bene, ancora una volta, Svanholm che dimostra anche qui di aver il passo da vero tenore verdiano.
Molto bene anche la Nordmo-Lövberg che conferma, con un canto sorvegliatissimo, quanto Verdi fosse adatto al proprio mezzo da autentico soprano lirico.
E, in barba alle vajasse qui spacciate per Grandi Verdiane, Kerstin Meyer dimostra come si può cantare con splendida voce, perfetta vocalizzazione, sestine della canzone del velo sgranate molto bene, assenza di cadute di gusto, un ruolo come questo che non è da puttanaccia di periferia.
Esagerato e sopra le righe, invece, il Grande Inquisitore di Sigurd Björling: il duetto con Berglund è fra i peggio eseguiti della discografia.
Infine, la solita amara considerazione su come le tecniche di ripresa del suono anche dal vivo fossero meglio ovunque, tranne che nell’arretratissima Italia.
Anche questa è civiltà musicale.
Pietro Bagnoli

Categoria: Dischi

 

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