Sabato, 27 Febbraio 2021

Otello

Aggiunto il 19 Marzo, 2016


Giuseppe VERDI
OTELLO

• Otello RAMON VINAY
• Desdemona HERVA NELLI
• Iago GIUSEPPE VALDENGO
• Cassio VIRGINIO ASSANDRI
• Roderigo LESLIE CHABAY
• Lodovico NICOLA MOSCONA
• Montano ARTHUR NEWMAN
• Emilia NAN MERRIMAN

NBC Chorus
Chorus Master: non indicato

NBC Symphony Orchestra
ARTURO TOSCANINI

Luogo e data di registrazione: New York, 1947
Ed. discografica: RCA Victor «Gold Seal» GD 60302 {2CDS} (1991)ª; Urania URN 22215 {2CDS} (2002)ª; Guild Immortal Performances «Toscanini Broadcast Legacy» GHCD 2275/76/77; (+Rehearsals) {3CDS} (2004)ª; Aura Music LRC 11095-2 {2CDS} (2001)ª; Cantus Classics 500658 {2CDS} (2005)ª; RCA 67893 (part of «Verdi - The Complete Toscanini Recordings») {12CDS) (2006)ª; Naxos 8.111320-21 {2CDS} (2008)

Note tecniche sulla registrazione: broadcast di ottima qualità

Pregi: splendido lavoro di squadra

Difetti: nessuno rilevante

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo-eccezionale.png

Dopo il debutto sul podio nel 1886 a Rio de Janeiro, Arturo Toscanini per un certo tempo continuò ad alternare a quella di direttore l’attività di violoncellista; e, proprio in quest’ultima veste, partecipò nel 1887 prima alle prove, e poi alla prima assoluta di “Otello” sotto la direzione di Franco Faccio.
Sessant’anni dopo, ecco questo broadcast che ci permette di ascoltare la visione interpretativa di uno che “c’era stato” e che quindi aveva le idee chiare su quali dovessero essere gli intendimenti dell’Autore in tema di tempi, colori e dinamiche.
E, in effetti, l’orchestrazione di Toscanini è una delle più vivide e, allo stesso tempo, riflessive di tutta la discografia di quest’opera. Si consideri, in guisa di paradigma, il complesso concertato finale del terzo atto: per ritrovare una simile stratificazione dei piani sonori si dovrà aspettare Carlos Kleiber. Da notare come gli interventi dei soprani riescano a essere talmente precisi da sembrare quasi cameristici; è questo è merito non solo dell’estrema precisione del coro NBC, ma anche della snellezza della trama orchestrale, incisiva pur se leggera e scattante nelle mani di un direttore ispiratissimo.
Ma, ovviamente, non è l’unico esempio: Toscanini è il primo della discografia a dare un ritmo guizzante irresistibile a “Fuoco di gioia” ed è parimenti meraviglioso il quartetto del secondo atto ove, ancora una volta, la stratificazione dei piani porta a una vera e propria regia sonora di immediatezza cinematografica.
Quindi, nessun ammasso ma estrema chiarificazione di un ordito orchestrale che, per altri versi, potrebbe tendere all’affollamento come capita in molte cattive direzioni di questo capolavoro.
E la chiarificazione è evidente anche nella distribuzione vocale, complessivamente di valore molto alto.
Nonostante la voce spessa di impostazione baritonale (tale era stato il registro con di esordio), ovviamente molto lontana da quella di Francesco Tamagno con cui Toscanini aveva visto crescere l’opera, il cileno Ramon Vinay, all’epoca trentaseienne, rende ragione del fatto di essere uno dei riferimenti dell’epoca per questo ruolo così complesso. Gli acuti sono complessi, faticosi, sofferti; ma in compenso il fraseggio è mobilissimo come non sarà più sino a Vickers.
Il suo Otello è serio, triste, complessato. L’Esultate, ovviamente, pur non riprovevole risente di eventuali confronti con altri esempi di vocalità più aggressive; in compenso il duetto d’amore, grazie anche alla partecipazione intensa di una Herva Nelli molto ispirata, è povero in inutili esibizioni di testosterone e, in compenso, ricco di affettuosità. Solo Vickers riuscirà ad andare oltre in questo brano, con un contributo non ancora superato da nessuno.
Il secondo atto è gestito in modo che definirei esemplare: niente bava alla bocca – e in questo è aiutato anche dalla prova eccellente di Valdengo – ma giusto trascolorare dalla blanda curiosità all’attenzione, e quindi allo sgomento sino al furore. In questa maniera anche le difficoltà vocali inevitabili in questa parte dell’opera sono affrontate con la giusta progressione e con logica teatrale, senza particolare affanno.
Alo stesso modo il terzo atto presenta un eccellente duetto con Desdemona: nessuna facile ironia, anzi, sembra quasi di percepire la speranza di aver preso una colossale cantonata, sino al già citato concertato finale che viene gestito in modo quasi catatonico, ed è una bellissima intuizione.
Complessivamente buono il quarto atto, ma in Niun mi tema è un po’ troppo soffocato.
Comunque, a prescindere da tutto ciò, una prova maiuscola.
Al suo fianco lo splendido Iago di Giuseppe Valdengo: sorridente, mellifluo, ciarliero, delinea un modello esecutivo che culmina in un Sogno compitato come meglio non si potrebbe. Nel già citato concertato del terzo atto, vero cuore pulsante dell’Otello di Toscanini, si pone esattamente al crocevia delle interazioni fra i personaggi con una proprietà e un’autorità esemplari.
Herva Nelli non è particolarmente apprezzata, ma non concordo: la sua Desdemona è esemplare evitando sia gli atteggiamenti svenevoli che quelli matronali, grazie a un canto che è sempre “giusto”. Tra l’altro, grazie anche al passo narrativo spedito di Toscanini, riesce a essere eloquente e varia anche nella Canzone del salice e nella successiva, impervia Ave Maria conclusa, tra l’altro, con una smorzatura più che ragguardevole.
Buona la prova dei comprimari: ottima e volitiva la Merriman, ottimo Assandri e complessivamente più che buono anche Moscona
Pietro Bagnoli

 

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