La fanciulla del West - Scala 2016

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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda dollarius@libero.it » gio 05 mag 2016, 17:57

mattioli ha scritto:
Irina! Ma perché non ti sei palesata?

AM


Ma come............ : Hurted : e chi credi che fosse quella sventola bionda che ti ha dato la mano nel foyer alla fine dello spettacolo? : Cry :

mattioli ha scritto:
Quanto alla mia forma, non mi hai visto rotolare per la platea dalla Scala?

AM


Scusa, se posso, eri tremendamente elegante e affascinante. Non c'e' nulla di male, credo, a dirlo.

bacionissimi
Irina
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda mattioli » gio 05 mag 2016, 20:58

Ma come............ : Hurted : e chi credi che fosse quella sventola bionda che ti ha dato la mano nel foyer alla fine dello spettacolo? : Cry :


Ah, ah, ah! Eri tu? Ma se non mi dici "Io sono Irina" non ci arriverò mai. Io ho la terribile abitudine di ricordare TUTTE le facce senza la capacità di associarle ai nomi. Faccio sempre delle figure terribili.
La prossima volta dimmi che sei tu che ce ne andiamo a farci un sano bicchiere post-opera...
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda annaimperfetta » sab 07 mag 2016, 12:26

Serata speciale perchè ho conosciuto Pietro, Luca e la deliziosa Irina.
Ho trovato lo spettacolo bellissimo, col continuo intreccio tra realtà e finzione, cinema e sogno americano; il cinema e l'opera che si citano a vicenda, Quentin Tarantino che ambienta il suo ultimo western nell'emporio di Minnie e la capanna del secondo atto con la tempesta di neve che mi ha ricordato quella della Febbre dell'oro di Chaplin. Va be' confesso: Carsen è uno dei miei registi preferiti.
Direzione e orchestra entusiasmanti, ho avuto dei momenti in cui mi sembrava di uscire dal corpo e galleggiare nel suono: stesa cosa l'anno scorso con Turandot, evidentemente l'accoppiata Chailly/Puccini mi manda in estasi.
Non entro nel merito della prova dei cantanti, non mi ritengo sufficientemente esperta. D'altronde questa è stata l'opera delle sostituzioni, dopo regista (per fortuna) e tenore il 3 abbiamo ascoltato la sostituta della sostituta. Aspetto la diretta televisiva.
Un saluto affettuoso
Anna Maria
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda dollarius@libero.it » sab 07 mag 2016, 15:04

annaimperfetta ha scritto:Serata speciale perchè ho conosciuto Pietro, Luca e la deliziosa Irina.

Anna Maria


Deliziosa sarai tu, che coltivi mirtilli.....(che Dio ti benedica, sono fra i cibi che preferisco). 8)

annaimperfetta ha scritto: evidentemente l'accoppiata Chailly/Puccini mi manda in estasi.

Anna Maria


Brava! Anche io ho fatto lo stesso pensiero.

Ricambio i saluti affettuosi
Irina
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda DottorMalatesta » sab 07 mag 2016, 15:08

annaimperfetta ha scritto: il cinema e l'opera che si citano a vicenda, Quentin Tarantino che ambienta il suo ultimo western nell'emporio di Minnie e la capanna del secondo atto con la tempesta di neve che mi ha ricordato quella della Febbre dell'oro di Chaplin.


Sai che è verissimo? Non vedo l´ora di vedere questo spettacolo (anche se solo in TV)!

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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda DocFlipperino » lun 09 mag 2016, 13:09

confermo che da domani 10 maggio verrà eseguita integralmente la versione originale della partitura secondo l’edizione critica pubblicata dall’editore Ricordi.
Canterà ancora Barbara Haveman "almeno" fino al 18 maggio.
La Westbroeck dovrebbe cantare le ultime tre recite.
A questo punto non so chi delle due farà la registrazione. :oops:
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda teo.emme » lun 09 mag 2016, 13:50

Sono il solo a continuare a pensare che la dicitura "versione originale" sia scorretta?
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda pbagnoli » lun 09 mag 2016, 21:32

teo.emme ha scritto:Sono il solo a continuare a pensare che la dicitura "versione originale" sia scorretta?

Non so cosa risponderti, Teo.
I ripristini che sono riuscito a percepire non mi sembrati talmente rivoluzionari da giustificare un'operazione di questo genere. Mi sembra che Toscanini non abbia fatto un lavoro così pessimo e, comunque, avrà avuto l'approvazione di Puccini prima di... andare in onda.
E poi non ci sono le famose 16 battute del duettone del secondo atto.

Per me la versione originale è quella che ha fatto la prima al Met
"Dopo morto, tornerò sulla terra come portiere di bordello e non farò entrare nessuno di voi!"
(Arturo Toscanini, ai musicisti della NBC Orchestra)
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda reysfilip » lun 09 mag 2016, 22:15

Quando di uno spettacolo teatrale rimane in mente un aspetto nei giorni successivi e ci si continua a riflettere, vuol dire che almeno uno scopo è stato raggiunto. Ecco, è da venerdì sera che ripenso alla Fanciulla del West di venerdì sera, e soprattutto a due cose: la direzione di Chailly e sopratutto la regia di Carsen. Sarà vecchia, presenterà un'idea che ormai conosciamo perfettamente, dato che Carsen è ormai un classico, ma rimane il fatto che era da un po' che non vedevo una regia con così tanti spunti di riflessione. Carsen ha diviso nettamente lo spazio scenico in due: il proscenio nudo e la parte posteriore che cambia fino al colpo finale. Cosa rappresentano diventa visibile lungo il primo atto: all'inizio, sul proscenio vediamo file di sedie con uomini seduti che guardano la scena finale di "My darling Clementine" in quello che è visibilmente un cinema finché non si trasforma in un bar da America anni 20, in stile eclettico, di quelli che siamo abituati a vedere nei film. Tutto è verosimile e costruito con una maniacalità a cui ormai Carsen ci ha abituato, e così la prima parte fila liscia. E' l'arrivo di Minnie che cambia le carte in tavola: attraverso i tendaggi si intravede qualcosa, l'architettura viene sollevata ed ecco che su quella musica grandiosa si vede Minnie vestita e atteggiata da classicissima Fanciulla del West in mezzo a una finta Arizona rappresentata con una sorta di diorama. Lì rimane finché deve scendere al bancone a offrire i sigari a Ashby. Ma chi è Minnie? E' reale? E' una proiezione degli avventori del cinema/locale? Sicuramente quella parte del palco da cui entra rappresenta la finzione cinematografica in contrapposizione alla realtà del proscenio. Da lì infatti esce anche Johnson, è lì che Johnson si rifugia quando i minatori/avventori vogliono linciarlo istigati da Rance, è lì che i due ballano, duettano e si scambiano tenerezze, mentre Rance e gli avventori del locale agiscono unicamente nel proscenio. A fine atto il sipario che si era scoperto all'arrivo di Minnie si richiude su questa finta Arizona e questa Minnie che sospira per le parole dette da Johnson.
Il secondo atto è tutto giocato nella stanza di Minnie nella parte della finzione. Le luci e la scenografia rimandano al cinema espressionista tedesco degli anni 20 che nel bene e nel male ha affascinato tutti i cineasti americani. L'irrompere di Rance è la volontà della realtà di entrare a far parte della finzione e così può essere letta anche l'attenzione morbosa dello sceriffo per Minnie. Però la realtà nella finzione non può vincere: Minnie trucca la partita a poker rendendola una farsa, e non può essere altrimenti. Nel cinema deve vincere la finzione.
Tuttavia il terzo atto ci riporta ai minatori/avventori sul nudo palco davanti a una finto bosco di sequoie proiettato su un telo. Sembra quasi che tutti si siano talmente ubriacati di finzione fino ad astrarsi dalla realtà. Per un attimo sembra che la realtà vinca sul personaggio di Ramerrez uscito dalla finzione e ancora vestito con i suoi panni da film western. Ma l'arrivo di Minnie scombina tutto: tolta la paccottiglia da film western, ecco una donna sofisticata, una vera diva del cinema, davanti a un teatro dove si dà appunto "The girl of the golden west". Ecco la parte reale di Minnie, che affronta i minatori/avventori ribadendo la sua volontà di essere reale e non più solo una loro proiezione intrattenitrice. La diva se ne va con Ramerrez, tramutatosi in un personaggio reale anch'egli,una volta indossati gli abiti della normalità; lascia ammutoliti gli astanti che invece entrano nel teatro a guardare l'ennesimo film, l'ennesima ubriacatura di finzione, perché coloro che creano la finzione e vivono agli occhi del mondo soprattutto in essa, hanno bisogno di ribadire la propria realtà, mentre i comuni mortali non vogliono altro che astraersi dal reale guardando la finzione e proiettando su di essa i loro desideri e le loro aspirazioni.
A supporto di questa regia che, come tutte le regie di Carsen, anche se estremamente complessa, colpisce spesso con le sole immagini, anche grazie alle meravigliose luci, c'è uno Chailly in stato di grazia. Una direzione cristallina, analitica, in cui emerge ogni singolo motivo della partitura. Le asprezze vengono messe in evidenza ma gli squarci lirici emergono anch'essi con la loro potenza e poesia (penso al duetto "Signor Johnson, siete rimasto indietro"), il tutto senza perdere il disegno complessivo. Questo tuttavia non viene fatto a scapito delle voci che invece vengono ben supportate. Insomma Chailly si dimostra interprete perfetto per questo repertorio e centra perfettamente la sua terza direzione da direttore principale.
Peccato che il cast vocale fosse quello che era. In primis la Haveman che ha salvato le recite, e di ciò dobbiamo darle atto, ed è stata anche bravina in certi punti, soprattutto nel secondo atto dove era aiutata dalla scenografia. Però, a fronte di alcuni acuti assai belli, pena un po' nel registro centrale e nel canto di conversazione, anche a causa di una dizione non limpidissima. Dopo un inizio un po' precario tra scena della lezione e soledad un po' spersi, è cresciuta nel corso della recita risultando anche credibile, ma le mancano il carisma e la capacità di catalizzare tutta l'attenzione su di sé che questa parte richiederebbe.
Aronica è bravino ma un po' sguaiato. Fa il suo compitino ma lì si ferma, con una approssimazione interpretativa abbastanza deprecabile.
Sgura, scenicamente e vocalmente efficace, è forse risultato il più bravo dei tre, pur senza far scintille.
Ottimi invece i comprimari, soprattutto il Nick di Carlo Bosi, e il coro.
Pubblico abbastanza numeroso ma fiacco, con tanto di abbonato loggionista vicino a me che ha urlato ad Aronica "Non mi hai convinto!".
Insomma le mancanze del principale cast vocale sono state l'unica pecca in quella che poteva essere l'edizione di riferimento della Fanciulla, dato che è anche prevista la registrazione per il ciclo Puccini-Chailly.
Scusate la lenzuolata, ma questo spettacolo mi ha veramente galvanizzato, anche senza Westbroek.
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda dollarius@libero.it » mar 10 mag 2016, 8:05

reysfilip ha scritto:Quando di uno spettacolo teatrale rimane in mente un aspetto nei giorni successivi e ci si continua a riflettere, vuol dire che almeno uno scopo è stato raggiunto. Ecco, è da venerdì sera che ripenso alla Fanciulla del West di venerdì sera,


E' esattamente l'effetto che ha fatto a me! Solo che io e' da martedi 3/5 che penso a questo spettacolo. Credo che la tua analisi sia molto buona. La regia di Robert Carsen e la direzione di Chailly sono il punto forte, fortissimo di questa edizione. Anche senza essere un'esperta della storia del cinema, ho subito totalmente la fascinazione di questo spettacolo che mi si e' impresso nella mente e nel cuore. Lo definirei poetico, nostalgico, romantico, moderno, vintage, tenero, forte, bellissimo da vedere. Speriamo che in tv renda abbastanza bene l'idea. Tutto dipendera' dalle riprese. Certo, se abitassi a Milano, sicuro me ne vedrei ancora un paio di recite.
baci baci
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda LeProphete » mar 10 mag 2016, 9:15

Ciao Filippo, mi fa piacere lo spettacolo sia stato superlativo! 8) Spero che il 21 a questo punto mi riservi la sopresa di sentire la Westbroeck e la nuova edizione critica voluta da Chailly.

reysfilip ha scritto: Il secondo atto è tutto giocato nella stanza di Minnie nella parte della finzione. Le luci e la scenografia rimandano al cinema espressionista tedesco degli anni 20 che nel bene e nel male ha affascinato tutti i cineasti americani.

Da quel che ho visto appunto durante la prova a cui ho assistito, il secondo atto costruito da Carsen è formidabile nell’uso delle citazioni. In particolare però il regista canadese cita il cinema scandinavo degli anni 20/30, in particolare Victor Sjöström. Dopo una pesante bancarotta, nel 1880 il padre di Sjöström emigrò con la famiglia a New York. Nel 1886 la madre, a cui il piccolo Victor era molto legato, muore di parto e il padre si risposa con una donna molto severa e irrispettosa nei confronti di Victor, il quale non riesce ad andare d’accordo con la matrigna e viene quindi rispedito in Svezia, dove vive con la sorella. A quattordici anni Victor fa la prima apparizione teatrale in “En brottslig betjänt” (Il cameriere criminale), grazie all’ala protettiva dello zio, l’attore Victor Hartman. Alla morte del padre, che nel frattempo era tornato dopo una seconda disastrosa bancarotta e lo aveva obbligato ad abbandonare gli studi per lavorare in un cantiere, decide di intraprendere la carriera di attore professionista. La propria esperienza di vita farà di Sjöström un artista sempre attento alla compenente sociale.
Nel dettaglio credo che Carsen citi più o meno direttamente “The Wind”, che è un film che Sjöström produsse appunto negli Stati Uniti e quindi molto conosciuto in America, ambientato in una casa ai margini del deserto statunitense dove soffia sempre un implacabile vento. Impressionante è la sovrapposizione della scena in cui Minnie si appoggia al tavolo centrale della stanza e guarda verso la platea.
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda reysfilip » mar 10 mag 2016, 9:34

LeProphete ha scritto:Da quel che ho visto appunto durante la prova a cui ho assistito, il secondo atto costruito da Carsen è formidabile nell’uso delle citazioni. In particolare però il regista canadese cita il cinema scandinavo degli anni 20/30, in particolare Victor Sjöström. Dopo una pesante bancarotta, nel 1880 il padre di Sjöström emigrò con la famiglia a New York. Nel 1886 la madre, a cui il piccolo Victor era molto legato, muore di parto e il padre si risposa con una donna molto severa e irrispettosa nei confronti di Victor, il quale non riesce ad andare d’accordo con la matrigna e viene quindi rispedito in Svezia, dove vive con la sorella. A quattordici anni Victor fa la prima apparizione teatrale in “En brottslig betjänt” (Il cameriere criminale), grazie all’ala protettiva dello zio, l’attore Victor Hartman. Alla morte del padre, che nel frattempo era tornato dopo una seconda disastrosa bancarotta e lo aveva obbligato ad abbandonare gli studi per lavorare in un cantiere, decide di intraprendere la carriera di attore professionista. La propria esperienza di vita farà di Sjöström un artista sempre attento alla compenente sociale.
Nel dettaglio credo che Carsen citi più o meno direttamente “The Wind”, che è un film che Sjöström produsse appunto negli Stati Uniti e quindi molto conosciuto in America, ambientato in una casa ai margini del deserto statunitense dove soffia sempre un implacabile vento. Impressionante è la sovrapposizione della scena in cui Minnie si appoggia al tavolo centrale della stanza e guarda verso la platea.


Conosci la materia meglio di me, dunque mi fido. Io avevo pensato al cinema espressionista tedesco perché moltissimi registi di ambito americano ne rimasero e ne sono ancora affascinati, e perché la scenografia e le luci, o meglio le ombre, mi facevano venire in mente il Caligari o certi film di Murnau. A tal proposito, strepitosa la scena del bacio! :shock:
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda LeProphete » mar 10 mag 2016, 9:49

reysfilip ha scritto: Io avevo pensato al cinema espressionista tedesco perché moltissimi registi di ambito americano ne rimasero e ne sono ancora affascinati, e perché la scenografia e le luci, o meglio le ombre, mi facevano venire in mente il Caligari o certi film di Murnau. A tal proposito, strepitosa la scena del bacio! :shock:


Su questo concordo, con la sola accezione che il film nordico coevo a Caligari e Murnau è più naturalista che espressionista. Ma questa è un'altra storia... :wink:
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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda DottorMalatesta » mar 10 mag 2016, 14:17

reysfilip ha scritto:con tanto di abbonato loggionista vicino a me che ha urlato ad Aronica "Non mi hai convinto!".


:shock: :shock: :shock:
:lol: :lol: :lol:
8)

LeProphete ha scritto:In particolare però il regista canadese cita il cinema scandinavo degli anni 20/30, in particolare Victor Sjöström.


Il mitico Sjo. Cui un altro regista mitico (Bergman) affida la parte del protagonista in un altro film mitico, Il posto delle fragole.

Vabbè, scusate l´OT.

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Re: La fanciulla del West - Scala 2016

Messaggioda teo.emme » mar 10 mag 2016, 18:38

Si, Pietro: il fatto è che una "versione originale" lascia intendere che vi sia una versione non originale o successiva e per Fanciulla non è così: l'opera che andò in scena al Met è a tutti gli effetti la vera Fanciulla come voluta da Puccini. Naturalmente - come è logico - con gli aggiustamenti fatti durante le prove, suggeriti da Toscanini e approvati dall'autore che pure era presente e che mai contestò. Certo furono motivati anche da ragioni pratiche ma Puccini non avrebbe mai fatto stampare un testo non corrispondente alla sua volontà. Davvero mi sembra lo stesso fraintendimento di Oeser. Certo le modifiche saranno impercettibili, salvo i pochi brani abusivamente reintegrati. Quanto alle 16 battute del duettone non dovrebbero proprio esserci: furono aggiunte da Puccini nel '23 per la voce di Carmelo Alabiso in una ripresa dell'opera a Viareggio. Filologicamente - se addirittura si espungono le modifiche di Toscanini fatte con il compositore in sala - non sono "originali"
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