Theodor Currentzis a Ferrara

sinfonia, cameristica e altri generi di musica non teatrale.

Moderatori: DocFlipperino, DottorMalatesta, Maugham

Theodor Currentzis a Ferrara

Messaggioda vivelaboheme1 » ven 24 apr 2015, 18:04

Theodor Currentzis si è palesato, rarissima apparizione italiana, mercoledì sera a Ferrara, programma: Zipangu ("il Giappone) di Claude Vivier, Concerto per violino e orchestra in re min (solista Alexandra Conunova) di Sibelius, Sinfonia nr 1 in fa minore di Sostakovic.
Estremamente sobrio (contrariamente ad alcune foto sul web) ed elegantissimo il "look": altissimo, abito giacca-pantaloni neri di taglio perfetto, su scarpe nere lucidate a specchio.
L'esito ha totalmente confermato la premessa di cui al post sui Berliner ( e le premesse delle note incisioni, mozartiane e non, e il nostro personale precedente "approccio", in un Don Carlo parigino). Currentzis porta l'arte del dirigere e l'uso stesso dell'orchestra, e del "suono", a concezione francamente "inaudita". Come disse qualcuno, qui, commentando i suoi Mozart, non si tratta di suono "bello" o "brutto". Si tratta di suono finalizzato ad espressione, e del trattamento dell'orchestra come... pedali d'organo. Con in più, rispetto all'organo, una pazzesca escursione dinamica, perfettamente sostenuta dal "braccio" di Currentzis (ma da tutto il corpo, gambe comprese, che "detta" scatti impressionanti), dal sussurro all'enormità. Il pezzo di Vivier (purtroppo poco più di un frammento,cche si basa su una personalissima cultura e concezione del suono cui concorrono elementi di una biografia tormentata) prevede dodici strumenti ad arco. Ebbene, il Comunale di Ferrara sarà pure raccolto e di acustica superpresente. Ma i dodici archi parevano una sola, immensa canna d'organo da cui sortiva una sonorità immane, densissima. Così pure, la graziosa violinista esibiva in Sibelius una linea classica, netta, pulita. Ma era come circondata, avvolta e immersa in un magma. C'era (e ha da esserci) il "dato" nazionale e "nordico" del lavoro (sì: il disegno iniziale degli archi pareva una rappresentazione del ghiaccio in musica) ma nel colore livido dell'adagio e nel "noir" (che noir!) della danza finale si coglieva qualcosa che va forse oltre l'identità stessa del pezzo, oppure la esalta all'estremo. Un critico inglese dal tipico umorismo la definì "danza di orsi bianchi polari". Con Currentzis diventava un inquietante rito satanico del suono: e il gesto, la "chiamata" e il suono che ne usciva erano quelli di un organista che prema ipedali o tiri i registri, con in più "quella" dinamica: dal sussurro all'immane. Immaginabili (anzi: inimmaginabili e indescrivibili) gli esiti di tutto questo applicati alla stupefacente Prima sinfonia di Sostakovic. Stupefacente perché "Prima", cioé lavoro iniziato da un Sostakovic studente di conservatorio: già ricolma (al di là, di nuovo, del dato "nazionale") di quello spaventevole "nichilismo" in musica, che l'orchestra-organo di Currentzis (una favolosa Mahler Chamber, "parlante" più che suonante (qualche minimale sbavatura - tromba, peraltro splendida - rende il tutto addirittura più espressivo e bisognerebbe citare gli apporti del pianista, e soprattutto quello del timpanista) ha portato al limite dell'umanamente sostenibile, fino a quella "chiusa" secca, lapidaria, improvvisa, che lascia senza fiato l'ascoltatore. Si esce ammirati (dopo il bis a tutto estro della Gavotta dalla Classica di Prokofiev), ma anche - è il caso di dirlo, attoniti.

marco vizzardelli
vivelaboheme1
 

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