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Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: lun 17 mar 2014, 20:27
da vivelaboheme
Non sono sicuro sia stato ben focalizzato (non ancora nelle cronache) l'evento (termine abusato ma in questo caso degno dell'uso) musicale forse più importante del periodo (in attesa del ritorno di Salonen alla Scala) nella vita musicale italiana: la presenza, per tre settimane di marzo, fra Emilia Romagna e Roma, di Vladimir Michailovic Jurovskij, il quasi quarantaduenne (li compie il 4 aprile) moscovita, direttore stabile della London Philarmonic), forse (ora con la rivelazione Currentzis, peraltro ancora da conoscere, in Occidente in repertorio non-operistico) il più originale, stimolante e talentuoso direttore nella generazione degli attuali "quarantenni" , dal repertorio vastissimo (oltre ai compositori della sua terra, spazia dal classicismo alla contemporaneità, dalla sinfonica alla lirica: per dire, la sua incisione di Werther è stimata fra le ottime proprio per la sua direzione, negli anni di Glyndebourne ha eseguito Verdi, Rossini, Ciaikovskij ma anche il Fledermaus, l'anno scorso è andato in tournèe con l'Opera da Tre Soldi in forma di concerto), dal "gesto" fra i più carismatici nel panorama direttoriale attuale, dagli esiti mai scontati, sempre "pensatissimi", talora (evviva!) discutibili proprio perché frutto di una inesausta "vivacità" mentale e musicale.
Jurovskij è stato chiamato da Ferrara Musica, sul podio della formidabile Chamber Orchestra of Europe (uno dei gioielli firmati-Claudio Abbado) per due programmi sinfonici (rispettivamente giovedì 13 e venerdì 21 febbraio) coincidenti con la dedica e intitolazione (che avverrà il 21) del Teatro Comunale di Ferrara allo scomparso Abbado, legatissimo alla città estense, nella quale è sempre una meraviglia tornare, ritrovandone la bellezza rarefatta (è di nuovo quasi perfettamente in ordine dopo il terremoto), lo stile di vita a misura d'uomo, le stupende vie rettilinee popolate più da bici che da auto, la favolosa cucina (che non guasta mai...), le mostre d'arte sempre di gran livello (questa primavera, a Palazzo dei Diamanti, è di turno una magnifica rassegna su Matisse). E, naturalmente la musica, con quella bellissima rassegna che porta il nome della città e che da sempre si distingue per la scelta stimolante di direttori e musicisti che la animano, e di programmi frizzanti e non scontati.
Giovedì 13, Jurovskij e la Chamber hanno iniziato benissimo il loro doppio incontro. Programma di grande finezza: tre danze tedesche di Schubert-Webern, il Concerto per Violino in re magg. di Beethoven affidato a Christian Tetzlaff, i 5 movimenti op.5 per orchestra d'archi di Webern, la Sinfonia nr 4 in do min "Tragica" di Schubert. Nelle danze iniziali, direttore e l'orchestra, dai caratteristici "legni" di "croccante" rilievo plastico (una caratteristica di tutte le orchestre di matrice-Abbado, erano tali anche quelli della Scala nel suo periodo, e son rimasti tali nel tempo), sono riusciti a conseguire un mirabile equilibrio fra lo straniamento strumentale weberniano e il canto schubertiano, nel quadro di un'espressività assolutamente, inconfondibilmente "viennese" di entrambi i compositori. Ascolto brevissimo ma di grande suggestione. Se l'incontro fra direttore e orchestra si è rivelato da subito felice, quello fra orchestra, direttore,e violinista è stato letteralmente esplosivo. Christian Tetzlaff non è lo strumentista algidamente immacolato del quale immediatamente ammiri il suono (esempio illustre fra i contemporanei: Kavakos): ma è lo strumentista che entra in dialogo con il direttore, tanto più quando lo riconosca (come in questo caso è avvenuto) pienamente disposto ad una ricerca di timbri, di espressioni, di fraseggi, di "clima" tali da renderti come nuovo uno dei più celebrati concerti del repertorio. A rischio - in una lettura condotta letteralmente sul trapezio di un gioco d'incastri talora ai limiti del funambolismo strumentale, fra orchestra e solista - di qualche occasionale sbavatura del solista (piccolissimi errori "benedetti" che davano la dimensione del rischio stesso: molto meglio che un'algida, immacolata, convenzionale lettura): l'orchestra era praticamente perfetta, ma Tetzlaff formidabile per espressività, vedasi il passaggio (che momento di musica!) dal lirismo dell'adagio al gioco danzante del tema del finale, sottolineato dal violinista anche con il corpo, che seguiva lo strumento. Il tutto reso con una avvicente freschezza "sperimentale" di analisi (tutta la concertazione), di sintesi, di esecuzione. Eseguita (come usa fare la Isabelle Faust) la cadenza con timpano nel primo movimento (penso si trattasse dell'originale 61bis beethoveniano). Il punto di partenza della lettura era semplicissimo, individuava due dimensioni del concerto: quella lirica (il canto del movimento interno è stato indimenticabile) incorniciata da quella plastica-scultorea, cui Jurovskij, la Chamber e Tetzlaff hanno dato rilievo inusitato, per un esito travolgente e salutato da una giusta ovazione del pubblico.
Gli stupendi "movimenti" per orchestra d'archi di Webern hanno trovato nella Chamber uno strumento di straordinario, immacolato nitore cui Jurovskij ha dato l'apporto di un disegno gestuale tale da render totale servizio allo stile dell'autore, accendendolo nello stesso tempo fino ad una incandescenza che è la "cifra" del direttore, e che si è ritrovata nella grandiosa esecuzione della "Tragica" di Schubert. In realtà l'aggettivo che più si assocerebbe all'espressività della Quarta è "Inquieta". E come tale - anche nella "collocazione" storica - l'ha letta Jurovskij, aggiungendovi - sua firma - da un lato una scultorea monumentalità strumentale dall'altro un suono tendenzialmente "scuro", a servizio d'un "clima" che definire inquieto è ancora riduttivo, verrebbe da usare il termine "ansiogeno": comunque d'un fascino straordinario (duttile la Chamber, orchestra naturalmente "chiara" nella timbrica, nel far proprio quel suono, e segnale di grande personalità del direttore risuscire ad imprimerlo). Non è usuale ascoltare la Quarta così "carica", nel clima e nell'evidenza plastica - e diremmo che l'"ombra" di Mahler già aleggiava, anzi incombeva su questo Schubert. Il che accende l'interesse per quanto ci attende, a Ferrara, questo venerdì: Jurovski e la Chamber Orchestra of Europe nel Wunderhorn (baritono: GERALD FINLEY, e lo scrivo con tutte le maiuscole) e poi nella Quarta sinfonia di Mahler (soprano: Sofia Fomina, e anche in questo caso il nome è degno d'interesse). Dopo l'ascolto della Quarta di Schubert dubitiamo che la Quarta di Mahler by Jurovskij si qualifichi esattamente come "vita celestiale". Ma non abbiamo dubbi che sarà un'altra, avvincentissima esperienza d'ascolto. Il tutto si coronerà, l'ultimo weekend di marzo, all'Auditorium di Roma, dove Jurovskij con l'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, eseguirà la Sesta di Mahler. E, da Ferrara a Roma, da una Tragica all'altra - passando da Schubert (attraverso Webern) al Mahler "intermedio" della Quarta e del Corno a quello definitivo della Sesta - si avrà un magnifico - per ricchezza di stimoli musicali, intellettuali ed emotivi - quadro d'autori e d'interprete.

marco vizzardelli

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: ven 21 mar 2014, 7:05
da vivelaboheme
Rispetto a quanto scritto prima, rettifico chiedendo scusa per una mia svista, in cui peraltro era facile incorrere, sulle orchestre. Il concerto di stasera a Ferrara (Musorsgskij Stanza dei Bambini - Wunderhorn e Quarta di Mahler) vede VladimirJurovskij sul podio della Mahler Chamber Orchestra mentre giovedì scorso, nel Beethoven-Webern-Schubert di cui ho riferito, guidava, come ho detto la Chamber Orchestra of Europa. Il che è è ancora più significativo perché le due compagini fondate da Claudio Abbado si scambiano il testimone nei giorni in cui il Teatro Comunale gli viene dedicato. Molto bello.

marco vizzardelli

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: ven 21 mar 2014, 17:43
da vivelaboheme
Più che giusto!."Due delle"

marco vizzardelli

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: dom 23 mar 2014, 12:25
da vivelaboheme
Ho poco tempo stamattina per stare al pc, tornerò più tardi sul secondo concerto di Jurovskij a Ferrara, premetto solo, per ora, i due pensieri spontanei che mi sono nati dopo gli ascolti di Wunderhorn e Quarta di Mahler.
Pensiero A (dopo Wunderhorn): quanto mi costerebbe comperare Gerald Finley e portarmelo a casa perché canti Mahler (o quel che vuole) tutto il giorno, solo per me, prolungandomi il godimento provato a Ferrara?
Pensiero B (dopo Quarta): i Berliner Philarmoniker stanno scegliendo il successore di Simon Rattle. La risposta, ascoltato questo Mahler (e non solo: molto altro, negli anni) è lì, chiara e parlante: Vladimir Jurovskij. Conosco per ascolto tutti gli altri candidati nominati (da Jansons, bravissimo ma un po' in là di età, a Nelsons, a Dudamel allo stesso eccezionale Salonen). E "voto" Jurovskij, rafforzato dai concerti ferraresi.

A presto

marco vizzardelli

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: dom 23 mar 2014, 19:56
da DottorMalatesta
vivelaboheme ha scritto:Pensiero A (dopo Wunderhorn): quanto mi costerebbe comperare Gerald Finley e portarmelo a casa perché canti Mahler (o quel che vuole) tutto il giorno, solo per me, prolungandomi il godimento provato a Ferrara?


8)
Concordo: Finley è un cantante straordinario!!
Puoi sempre rapirlo... "Il ratto del cantante", fa molto "Il fantasma dell'Opera", non trovi?
: Chessygrin :

Codice: Seleziona tutto
Pensiero B (dopo Quarta): i Berliner Philarmoniker stanno scegliendo il successore di Simon Rattle. La risposta, ascoltato questo Mahler (e non solo: molto altro, negli anni) è lì, chiara e parlante: Vladimir Jurovskij. Conosco per ascolto tutti gli altri candidati nominati (da Jansons, bravissimo ma un po' in là di età, a Nelsons, a Dudamel allo stesso eccezionale Salonen). E "voto" Jurovskij, rafforzato dai concerti ferraresi.


Jurovskij direttore eccelso!!!
8)

DM

P.S.: restiamo in attesa del tuo resoconto. Come è stata la cerimonia di intitolazione del Teatro Comunale di Ferrara a Claudio Abbado?

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: lun 24 mar 2014, 0:42
da vivelaboheme
Semplicissima dedica, serena nei toni, zero retorica. Presenti Daniele e Alessandra Abbado - Un minuto a testa per lettura messaggio Napolitano, e parole di Ilaria Borletti (al posto del ministro Franceschini in ripresa da infarto), responsabili città e teatro e lo stesso Daniele. Applauso e stop: parola alla musica. Sulla quale (casco dal sonno, per me domenica lavorativa) chiedo ancora un pochino di pazienza, vorrei scriver per bene entrando, se riesco, "nella musica", anche perché, poi, ci sarà il Mahler di Roma che completa il tutto, ed è un tutto di tale rilievo - l'interprete Jurovskij - da meritare il giusto spazio. Per ora sto sulle generali, anticipando che, come il Schubert eseguito con la Chamber Orch. of Europe, anche il Mahler proposto con la Mahler Chamber si è caratterizzato per un incredibile senso "plastico" della concertazione. Con questa caratteristica: un fraseggio sostanzialmente asciutto, essenziale (nessun "cachinno" , cioè niente di quegli odiosi rallentando sforzando cachinnando proprii dei direttori mediocri che voglion far vedere "quanto era estroso questo Mahler"). No: l'espressione - fortissima, esasperata fino ad un quasi insostenibile senso di dolore nell'adagio della Quarta - è tutta affidata al suono e al colore, mi sarebbe piaciuto assistere alle prove per verificare l'impressione che Jurovskij abbia squadernato questo suo Mahler al punto da indicare ad ogni strumentista dinamica ed espressione. Una scultura, appunto: il suono plasmato a fini espressivi. Con un chiarissimo segnale di maturazione dell'interprete-Jurovskij. Negli anni giovanili l'idiomaticità russa risultava talora prevaricante. Ora non più: questo era il Mahler - che più "viennese" non si può - di un direttore che, nella vita, ha studiato ed eseguito il Fledermaus, e che - di conseguenza, e di studio, e di crescita - è riuscito in queste due settimane di concerti ferraresi, a darci un "quadro" (Schubert-Mahler-Webern) di perfetta "collocazione "stilistica". La Vienna-in-musica di Jurovskij (e il difficile non era tanto Mahler, quanto Schubert) è stata una dimostrazione di talento (straripante, bisogna dire) unito ad evidente studio e metabolizzazione. Sull'incredibile Finley e sul valido (ma più "normale") soprano torno poi.

marco vizzardelli

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: lun 24 mar 2014, 11:30
da DottorMalatesta
vivelaboheme ha scritto:Semplicissima dedica, serena nei toni, zero retorica. Presenti Daniele e Alessandra Abbado - Un minuto a testa per lettura messaggio Napolitano, e parole di Ilaria Borletti (al posto del ministro Franceschini in ripresa da infarto), responsabili città e teatro e lo stesso Daniele. Applauso e stop: parola alla musica. Sulla quale (casco dal sonno, per me domenica lavorativa) chiedo ancora un pochino di pazienza, vorrei scriver per bene entrando, se riesco, "nella musica", anche perché, poi, ci sarà il Mahler di Roma che completa il tutto, ed è un tutto di tale rilievo - l'interprete Jurovskij - da meritare il giusto spazio.


Grazie!!!
Vedi di riprenderti dalla deprivazione ipnica : Doctor : ... ti aspettiamo!!!
: Thumbup :

DM

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: gio 03 apr 2014, 8:39
da vivelaboheme
... E il cerchio si è memorabilmente chiuso a Roma con la Sesta. Sul piano esecutivo, varrebbero da sole l'espressione stupefatta e ammirata del primo violoncello (che avevo in faccia, dalla settima fila di platea dell'Auditorium) nonché la frase del mio anziano ma ben sveglio (non... stile Scala!) vicino di posto, che al termine mi ha dato di gomito, e: <So quanto vale l'Orchestra di Santa Cecilia: Ma "così" non lo ho mai sentiti suonare>.
Non è del tutto esatto: "così" questa nostra orchestra suona regolarmente grazie al favoloso lavoro di anni trascorsi, in progressione, con Gatti, Chung e soprattutto ora con Pappano, che l'ha resa la sola orchestra italiana di livello autenticamente internazionale. Ma in quel "così" del mio vicino direi che, per quanto riguarda questa Sesta, oltre l'eccellenza tecnica, rientra - soprattutto, e più importante - quella "espressiva".
Dalle premesse dei concerti di Ferrara è sortita una Sesta di spaventosa violenza espressiva, attinta peraltro da Vladimir Jurovskij rimanendo assolutamente fedele alle scelte estetiche manifestate nell'esecuzione ferrarese del Wunderhorn e della Quarta. Non c'è la forzatura di fraseggio, ovvero mai e poi mai il "cachinno", l'indugio eccessivo, il "rallentando", la "strappata" cui indulgono tanti piccoli-Bernstein (di Lenny ce n'è stato uno ed uno solo e solo lui poteva permettersi certe apparenti forzature, perché... era Bernstein ed era a totale servizio di Mahler) anche di notevole nome. No: i tempi sono fondamentalmente equilibrati il fraseggio di Jurovskij in Mahler ricorderebbe, fondamentalmente, la "pulizia" di un Abbado... non fosse per il suono, completamente diverso: la violenza - l'incandescenza - nasce tutta da lì. E' un Mahler ancora una volta plastico, scultoreo, e più che mai un'orchestra gigantesca che suona come fosse un complesso da camera. Ma la Sesta di Jurovskij è davvero "tragedia del suono": corrusco, lampeggiante nelle formidabili sortite solistiche o "di settore", mai fini a se stesse ma "interne" alla fondamentale compattezza dell'esecuzione. Il direttore moscovita esegue l'adagio come secondo movimento (alla fin fine, troviamo che ognuna delle due scelte abbia una sua plausibilità) e, forse proprio qui la sua lettura si caratterizza: la compattezza di una frase che non "sbraca" mai in "mahlerismi" (ma è Mahler!) si unisce al massimo dell'espressione tratta dal puro suono: l'una affidata all'esattezza della mano destra, l'altra alla forse più bella mano sinistra di direttore, fra i viventi ("parla", la mano sinistra di Jurovskij!) Anche in questo caso, come nella Quarta, il moscovita Jurovskij riesce ad essere quanto mai "viennese" nella concezione della frase e del suono. Anche se - qui, nella Sesta - la grande anima russa dell'interprete "si sente", ma non ci sta male, anzi! Un altro appassionato, a esecuzione conclusa, mi farà notare:: <Molto bella, certo siamo lontani dal Mahler di un Boulez!>. Può darsi. Ma, ammesso di considerare "il Mahler di Boulez" un vertice (sarei più per catalogarlo nella categoria dell'"interessante", di Boulez-direttore prediligo altri "vertici"), la Sesta di Jurovskij ti fa riflettere, una volta di più, quanto e come un gigante russo quale Sostakovic abbia attinto, o sia stato vicino a Mahler: e non c'è proprio niente di inappropriato, in questo! Anzi!!
Certo è che, dopo la "viennoiserie" dello Scherzo, il finale, dal pur lussureggiante esordio, ci cala progressivamente (due soli colpi di martello, il secondo violentissimo), in un buio dell'anima- e del suono - sancito in nero dall'ultima strappata di accordi (memorabile il timpano di Santa Cecilia!) e dal pizzicato finale, lasciato lì, nell'aria - buio, "nichilista", anche enigmatico: la tragedia e l'enigma del suono,che nella Nona diverrà anche dissoluzione della forma, qui ancora presente. Ecco, forse, rispetto a quanto detto all'inizio, il cerchio non si è ancora chiuso. A questo punto, del Mahler eccezionale di Vladimir Jurovskij, è lecito attendersi sia i bagliori della Settima, sia, soprattutto, gli esiti estremi (per la Storia stessa della forma sinfonica e della musica) della Nona.

marco vizzardelli

Re: Vladimir Jurovskij tre settimane in Italia

MessaggioInviato: gio 26 giu 2014, 9:49
da vivelaboheme1
Grazie alla registrazione dalla radio fatta da un amico sono entrato in possesso del CD dei concerti di Ferrara 2014 di Vladimir Jurovskij. E stamattina ho riascoltato i 4 minuti esatti di MAHLER DELL'ANNO, ovvero la Predica di Sant'Antonio dal Wunderhorn ricreata dalla voce meravigliosa e dalla personalità di Gerard Finley e dalla Mahler Chamber (totalmente idomatica) nella favolosa direzione di Jurovskij. Quattro minuti di Mahler allo stato più puro e ancestrale: gli interpreti "trasformati" nell'autore. A questo livello, credo sia avvenuto, in precedenza, solo con Bernstein (spesso) e con certo Abbado (la Settima in particolare).

marco vizzardelli