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Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: ven 20 apr 2012, 19:28
da TaO
Lo spunto per questo topic nasce da qui.

Il fulcro di quel topic è l'impatto di quell’esecuzione, impatto derivato dalla lettura-espressivo/interpretativa fornita dal direttore e dagli esecutori (orchestra, solisti, corali..). E questo è il modo consueto di valutazione che comprende sia elementi oggettivi che elementi soggettivi: in quanto spettatore-ricevente, ci si dispone a recepire ciò che viene espresso da chi quel lavoro artistico ripropone, ed in base a quelli che sono parametri oggettivi e soggettivi, si esprimono commenti, gradimenti, confronti, percorsi. In questo, è implicita la netta separazione tra chi propone e chi riceve e i due campi non si intersecano tra loro se non al momento conclusivo della pubblica esecuzione.
Questa netta suddivisione è l’unica possibile se l’esecuzione riguarda i soli professionisti.
Prendendo l'esempio della Passione secondo Matteo bachiana (vedi Wiki), è un lavoro prolungato e complesso, di quasi due ore , in cui si susseguono brani che impegnano 8 sezioni corali, un’orchestra e i solisti è eseguibile solo da professionisti. Dei non professionisti, impiegherebbero un paio d’anni buoni per “metterla su” e tentare di eseguirla pubblicamente (i risultati del tentativo sono poi legati a talmente tante variabili che non sto manco ad elencare….).


Cosa accade a quella frazione di pubblico-spettatore che, facendo parte o avendo fatto parte di una corale polifonica o di una banda musicale, regno di dilettanti entrambe, ha cognizione diretta (per repertorio certo più semplice sia chiaro) di quanto accade su quel palco, che conosce separatamente i tasselli che compongono quel mosaico?

Provo ad indicare qualcuno di quei tasselli in ambito corale polifonica (che è quello che ho assimilato a lungo):
Avete mai avuto a che fare con una partitura di polifonia vocale?
Sapete cosa sia il controllo e la gestione dell’emissione-suono?
Sapete cosa sia l’apprendimento della propria sezione-voce?
Sapete cosa sia la costruzione di un suono-omogeneo sia entro la singola sezione che poi in intersezione con le altre sezioni-voce?
Sapete cosa vuol dire cantare con decine di altre persone mantenendo la tonalità prevista, cosa sia acquisire la capacità contemporanea di ascolto delle sezioni altrui e di esecuzione corretta della propria e quanto sia infinitamente più agevole cantare in polifonia se affiancati-sostenuti dai suoni strumentali?
Sapete quale energia si mette in circolo quando si mettono insieme i tasselli-sezione e si esegue la prima volta un brano o una singola parte ostica?
Sapete la valenza, entro una corale, del rapporto instaurato con il maestro, valenza che è contemporaneamente di tipo carismatico e di tipo gerarchico?
Sapete la valenza, entro una sezione-corale, del rapporto instaurato tra il capo-sezione e i singoli coreuti?

Sapete la valenza dell “imprevedibile” con cui imparare a convivere se fai musica in ambito dilettantistico? La musica dal vivo non è qualcosa di fisso-uguale a se stesso che ti porti appresso, tipo-trolley .. e la centesima volta che le date “forma materiale” non è mai detto sia uguale alla novantesima o alla quinta che v’è venuta tanto bene…
Si ha a che fare con “l’imprevedibile” perché è il frutto del connubio di singole individualità che imparano a cederle il passo…e il bellissimo è che quel frutto non appartenga solo a chi gli dà forma, ma anche a chi quella forma percepisce.
Accade qualcosa di simile ad esempio quando si assiste alla creazione di un oggetto di vetro che fa il vetraio col pubblico – visitante: la musica dal vivo ha un percorso e una condivisione simile, compreso il possibile stupore finale del pubblico-visitante se il vetraio è bravo/originale nel convogliare quel flusso potenzialmente fluido, entro traiettorie dinamiche predisposte, definite, delineate; e qual è il risultato? Può essere che quel differenziare sia tanto abile da dare forma al 234mo cavallino mancante della serie colorata, giusto con quella striatura chiazzata che si era solo "prevista" ma non ancora materializzata/ascoltata...oppure che quel differenziare dia forma al 15mo cavallino ascoltato innumerevoli volte …

In ambito dilettantistico, uno degli obiettivi costanti è cercare di limitare il più possibile quest'altalena, cesellando e puntellando il tutto perchè si rimanga almeno entro il proprio "livello medio esecutivo" . Quest’altalena degli esiti incerti è uno di quei fossati che separa i due ambiti in modo netto ed è uno degli elementi che determina quale repertorio sia o non sia “accessibile”, insomma un vero e proprio ponte levatoio che…ammette o scaraventa de sotto

Ciò comporta anche che L’esecuzione in pubblico in ambito dilettantistico è solo il capolinea di un percorso lungo e frastagliato e non è detto che sia quello più rilevante o più apprezzato, anzi ..posso dire che ciò che ti rimane impresso come massimo emozionale sia un frammento di quanto lo precede … è la storia del sabato del villaggio che precede il dì di festa …. è la preparazione-scelta ingredienti che resta impressa al cuoco, non solo la gratificazione/approvazione dei commensali. E’ un tutt’uno. Poi per carità, sull’ottantina di componenti c’è sempre quella quota che magari diserta la “salita” delle prove apprendimento-montaggio e si presenta affabile giusto le due settimane prima della “data interessata”… tanto, cosa vuoi che incida se invece di essere 8 muli a fila si è 8 muli e due giraffe…..e sulla convivenza tra muli e giraffe potrei scriverne sedici tomi fitti (ma evito, state tranquilli).

Se hai vissuto tutto questo per anni, è difficile distaccarsene, resettare il tutto, e porsi all’ascolto da “spettatore neutro” o da “spettatore informato”,quello che ha già ascoltato-visto le centocinquantasei edizioni precedenti, famose o ignote, del concerto X. Quello spettatore ha dei tasselli mancanti, che derivano proprio dall’esperienza diretta e dalla consapevolezza vissuta.
Io potrò guardare piroette e salti di un danzatore, compartecipando finchè volete, ma non avrò la stessa visuale di chi ha in passato fatto danza, di chi ha preparato minuziosamente quella serie di passi o anche uno solo di essi, di chi ha sudato e si è fatto male, di chi è caduto e si è poi rialzato..o di chi è caduto ed ha smesso…
Saremo tutti sì spettatori, ma con bagaglio diversificato e con ottiche-prospettive multiformi.

Nel mio caso, se la musica comporta la coralità polifonica, il mio sguardo e orecchio non è incuriosito prioritariamente dalla “visione-d’insieme” impostata dal direttore ed a catena eseguita dal corpo-musicanti-cantanti.
Proprio come un ciclista dilettante osserva sì da spettatore, ma comprende diversamente il gesto sportivo sia del singolo ciclista che del “torpedone complessivo”rispetto a quanto può cogliere lo spettatore-tifoso o lo spettatore-passante o l’ex ciclista professionista….

Il senso di condivisione-partecipazione che regala l’esprimersi attraverso il canto e quanto ciò appartenga a tutti, senza distinzione tra spettatore e esecutore, può essere tratto (semmai ci fossero dubbi..) da questo esempio..



E quest’esempio mostra UNO dei motivi per cui Bach è uno di quei giganti senza tempo, che ha saputo riassumere/codificare diversi filoni-espressivi di origine diversa (da luoghi-scuole diverse, per finalità diverse, musica sacra e profana che fosse.., senza piedistalli e classifiche e campane invalicabili di vetro..), uno che ha accettato la sfida e che ha dato impulso ad un inedito modo di espressione musicale .. per poi fare da propulsore (anche se a lungo tempo sotterraneo..) a quanto s’è sviluppato poi… questo per dire quanto sia fuorviante classificare rigidamente una materia fluida che invece si nutre di commistioni, influenze, contaminazioni, fiumi carsici e laghetti esteriori..

Chiudo prima di tutto con un esempio di polifonia sacra (che appartiene al repertorio di una corale polifonica di dilettanti di media dimensione (intorno ai 40-50 componenti diciamo..con qualche anno di “palestra” alle spalle) –
ho scelto, tra quanto possibile-reperibile in rete, qualcosa di cui esporre sia l’ascolto che la partitura musicale ..magari a qualcuno viene la curiosità di seguire quanto una singola sezione-voce va cantando e quanto il tutto sia frutto di equilibrio fluido..in movimento..
Il risultato finale è solo il punto d’arrivo, può solo far intravedere quale percorso – costruzione nasconde..quel percorso può restare nascosto o può essere frequentato-svelato..e il modo di percepire il quadro-cornice ecco che cambia..

Kyrie – Missa Papae Marcelli – Palestrina

http://www3.cpdl.org/wiki/index.php/Missa_Papae_Marcelli_%28Giovanni_Pierluigi_da_Palestrina%29

Partitura Kyrie – Missa Papae Marcelli – Palestrina – format pdf
http://www3.cpdl.org/wiki/images/sheet/pal-mpm1.pdf

Inoltre, aggiungo una serie di frammenti che, senza voler essere nè esaustivi nè classificatori, possono rappresentare un possibile percorso che, partendo dal Rinascimento maturo della seconda metà cinquecento arriva al pieno Ottocento romantico, intersecando da un lato le vicende religioso-confessionali e dall'altro gli altri generi musicali che si sono andati definendo...la musica concertistico-strumentale da un lato ...e quella vocal-musicata dall'altro...


Orlando di Lasso: Lauda anima mea dominum (scuola franco-fiamminga)



L. da Vittoria – O magnum Mysterium (canto Natale)
http://en.wikipedia.org/wiki/O_Magnum_Mysterium





Bach - Komme Jesu Komme (esempio di mottetto)



Domenico Scarlatti (scuola napoletana)



Connubio coralità e orchestra ..

Vivaldi (Scuola veneziana..) – Gloria rv589



Monteverdi - Vespro della Beata Vergine

Purcell – Te deum (scuola inglese ..)


Bach – Kyrie dalla Missa in Si Minore..


Pergolesi – Stabat Mater


Handel
Arrivo regina di Saba




Mozart – Sanctus et Benedictus (dalla Messa Incoronazione k317)




Beethoven – Missa Solemnis



Rossini – Stabat mater


Chiudo …o Inizio con..




Naturalmente questi sono solo esempi non certo esaustivi né classificatori … è solo per sommi capi il percorso che per quattrocent’anni ha accompagnato parallelamente l’ambito della musica corale eseguita “anche da” non professionisti, di quelli che fanno tutt’altre professioni che non siano cantare o suonare.

Conosco troppo poco questo posto per sapere se ci siano o ci siano stati altri che hanno un approccio simile e…se la musica lirica è nicchia, la musica polifonica è microscopica nicchia lo so bene e spesso viene identificata come qualcosa di monotono-lamentoso-contorto, confinato in ambito prettamente cristiano (cattolico-protestante-ortodosso..a seconda dell’origine..)o in ambito folcloristico-etnico-locale dall’altra.
Insomma, un incrocio tra una mummia-quacchera-beghina e un tirolese o un baltico o un alpino o un tenores o quel chevvepare. Che strana cosa che è la “etichettatura da mucche pezzate” in una materia fluida e instabile qual è la musica..ma vabbè….pereppeppè…

Ci si dimentica, in ultima analisi, che è semplicemente uno dei possibili modi d’espressione di spiritualità (che è ben più ampia dei confini di religiosità), un bit comune, come comune e costante è l’esperienza di battito di cuore che ci accompagna per tutta l’esistenza, insomma cantare non è altro che dar forma materiale a quel "fiato" e la dualità "battere-levare" di ogni ritmo non è altro che l'esternazione di quel bit che sentiamo vicino...
poi in un'altra vita mi spiegherò..forse..

Non credo occorra aggiungere che l’intento del topic è di offrire un cantuccio-forum anche a questa forma d’arte sonora, anch’essa nata da queste parti (taliane) e in altre lande ben più apprezzata-coltivata. Ma questa storia devo averla già sentita o mi sto rimbambendo di brutto…
Come altre volte, spero che quanto scritto a più riprese mantenga un sufficiente filo logico per chi avrà la pazienza di leggere …se ciò non fosse, basta chiedermi e provvederò ad accendere il dovuto lume..

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: sab 21 apr 2012, 10:28
da pbagnoli
Cara Valeria, ti rispondo dall'iPhone per cui perdonami gli inevitabili errori che farò.
Devo dirlo? Mi hai emozionato! Io sono molto sensibile a questa musica: ho diverse registrazioni di Tamàs Luis da Victoria, Guerrero, Palestrina. Considero la Messa in si minore di Bach una delle prove più lampanti di come l'esistenza del Padreterno si sia manifestata nell'ingegno dell'uomo e la Missa Solemnis di Beethoven è per me la sua naturale evoluzione.
Non solo: come vedI abbiamo Iniziato grazie all'amico Triboulet una serie di articoli sul Requiem di Mozart.

Tu oggi hai messo molta, moltissima carne al fuoco; forse troppa per un post sul forum.
Siccome mI sembri estremamente preparata sull'argomento, ti chiederei di sistematizzarla in una serie di articoli che vorrEi mettere In prima pagina.
Non ne parla mai nessuno, è troppo difficile scrivere articoli di questo genere in cui bisogna mettere in campo esperienza, competenza e documentazione.
Pensaci: ci interesserebbe moltissimo. Fammi sapere, scrivimi anche privatamente. Grazie!

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: sab 21 apr 2012, 11:37
da Triboulet
TaO ha scritto:Ci si dimentica, in ultima analisi, che è semplicemente uno dei possibili modi d’espressione di spiritualità (che è ben più ampia dei confini di religiosità), un bit comune, come comune e costante è l’esperienza di battito di cuore che ci accompagna per tutta l’esistenza, insomma cantare non è altro che dar forma materiale a quel "fiato" e la dualità "battere-levare" di ogni ritmo non è altro che l'esternazione di quel bit che sentiamo vicino...


Sono davvero daccordo! e lavorando agli articoli per la home sul requiem mi sto rendendo ancora di più conto di quanto la musica sacra sia stata per i compositori e sia oggi per il pubblico qualcosa di profondamente toccante perchè profondamente spirituale (per citarti), qualcosa che non ha più a che fare con il culto, una forma che nasce funzionale ma si emancipa come mezzo sublime di espressione di quell'esperienza dell'animo che hai espresso così bene. Mi unisco anche io all'invito di pbagnoli. Bellissimo, grazie!

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: sab 21 apr 2012, 13:49
da TaO
Ieri m'è sfuggito questo dall'elenco-esempi-video..
Monteverdi - Vespro della Beata Vergine

e allora raddoppio-razione medesima, andando in terra baltica (i lituani hanno una lunga-importante tradizione polifonica..)

........

Rispondendo a PBagnoli, mi rendo conto che condensare tutto in un unico post-presentazione è troppo, ma l'intento era quello di far presente in breve e in punti salienti tutt'un genere che di solito è poco-conosciuto e soprattutto di solito viene assimilato entro altro, come fosse un pulcino minore incapace di reggersi sulle sue di zampette.
Certo, posso provare ad isolare singoli aspetti, scrivendo in proposito, ma considera che quel che scriverò potrà essere solo "parziale e soggettivo" proprio perchè io non riesco a scindere l'ascoltatore finale da quel che m'ha lasciato un vissuto lungo quasi vent'anni (ho iniziato intorno ai 15 anni e smesso intorno ai 35, naturalmente con pause in mezzo eh...non continuativamente..).
Posso anche azzardare a dire la mia (ultra-parziale anche là) opinione in merito a ciò che si "guadagna" ed a ciò cui si "rinuncia" nell'impostazione vocale "lirica".
Posso anche azzardare a dire la mia (parziale anche là) a proposito di concertati-lirica o della funzione-coro..
e uscendo del tutto da quella che vien definita "musica classica" o noioso-classica, si può aggiungere il frammento extra-sacro (la polifonia non è solo espressione di spiritualità/mistero..ma contiene altro, diciamo che sublima il condividere di una comunità ...che sia un inno, un canto di stagione, un canto di lutto etc etc etc etc etc etc)....che incanalò verso la musica che noi chiamiamo tradizionale/locale/etnica o comm la volete chiamà.....quella cosa che genera questo tipo di figliolanza, per es.


Claudio Monteverdi (1567-1643)
"Si dolce è'l tormento"


Si dolce è'l tormento
Ch'in seno mi sta,
Ch'io vivo contento
Per cruda beltà.
Nel ciel di bellezza
S'accreschi fierezza
Et manchi pietà:
Che sempre qual scoglio
All'onda d'orgoglio
Mia fede sarà.

La speme fallace
Rivolgam' il piè.
Diletto ne pace
Non scendano a me.
E l'empia ch'adoro
Mi nieghi ristoro
Di buona mercè:
Tra doglia infinita,
Tra speme tradita
Vivrà la mia fè.

Per foco e per gelo
Riposo non hò.
Nel porto del Cielo
Riposo haverò.
Se colpo mortale
Con rigido strale
Il cor m'impiagò,
Cangiando mia sorte
Col dardo di morte
Il cor sanerò.

Se fiamma d'amore
Già mai non sentì
Quel riggido core
Ch'il cor mi rapì,
Se nega pietate
La cruda beltate
Che l'alma invaghì:
Ben fia che dolente,
Pentita e languente
Sospirimi un dì.



Insomma, la musica ha un contenuto talmente infinito che star là a suddividere-categorizzare-ingabbiare-distinguere per me è come voler arginare il mare.

x Triboulet..
sto leggendo gli articoli sul Requiem e il collegamento con la pianosonata k466 (la numero 20 mi pare sia) è pertinentissimo per me.
Mozart era credente, o almeno lo è stato sempre? Non so rispondere; quello che so, per certo, e che quando sceglieva di esprimersi in tonalità minore (non so se avete presente però la differenza tra una tonalità maggiore e una minore... ),il suo linguaggio si impregna di dubbio e di inciampi, di soste e di ripartenze...niente strade sgombre, ma imbuti più o meno oscuri...poi, di solito (tac) arriva uno strumento a fiato (legno o ottone che fosse) e ti dà un gancio-appiglio..tu incerto la ti rivolgi..mi fido, non mi fido? Mi affido, perchè da solo non so reggermi.
Il Lacrimosa/Requiem? E' la caducità umana per quanto mi riguarda e...se ha un suono il dover lasciare andar via ciò che ci è caro (e i lutti che ci colpiscono quello sono), se ha un suono quel frangente, per me somiglia molto a quello. Ecco a cosa serve ascoltare suoni per quanto mi riguarda, a riconoscervi dentro quel "BIT" di cui scrivevo ieri, quello che tutti accomuna....nella musica di Mozart e certo anche di altri eh, quel bit sta là, poi sta a noi dargli modo di farsi riconoscere tale.

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: sab 21 apr 2012, 19:11
da pbagnoli
TaO ha scritto:Certo, posso provare ad isolare singoli aspetti, scrivendo in proposito, ma considera che quel che scriverò potrà essere solo "parziale e soggettivo" proprio perchè io non riesco a scindere l'ascoltatore finale da quel che m'ha lasciato un vissuto lungo quasi vent'anni (ho iniziato intorno ai 15 anni e smesso intorno ai 35, naturalmente con pause in mezzo eh...non continuativamente..).

La percezione della musica - qualunque musica - è un fatto anche soggettivo. Anche, non solo. Quello che mi aspetto da te ovviamente non è il trattato asettico: per quello ci sono fior di saggi, non abbiamo bisogno di mettere in mezzo anche noi

TaO ha scritto:Posso anche azzardare a dire la mia (ultra-parziale anche là) opinione in merito a ciò che si "guadagna" ed a ciò cui si "rinuncia" nell'impostazione vocale "lirica".
Posso anche azzardare a dire la mia (parziale anche là) a proposito di concertati-lirica o della funzione-coro..
e uscendo del tutto da quella che vien definita "musica classica" o noioso-classica, si può aggiungere il frammento extra-sacro (la polifonia non è solo espressione di spiritualità/mistero..ma contiene altro, diciamo che sublima il condividere di una comunità ...che sia un inno, un canto di stagione, un canto di lutto etc etc etc etc etc etc)....che incanalò verso la musica che noi chiamiamo tradizionale/locale/etnica o comm la volete chiamà...

Perfetto.
Quando abbiamo aperto sul sito la sezione di "Musica sacra" era proprio quello che cercavamo



TaO ha scritto:Insomma, la musica ha un contenuto talmente infinito che star là a suddividere-categorizzare-ingabbiare-distinguere per me è come voler arginare il mare.

Ma certo!
E tuttavia, credimi: un minimo di tentativo di inquadramento storico e culturale è indispensabile se non vogliamo cadere nel bozzettismo o nella recita a soggetto.
Nessuno vuole arginare il mare, ma sapere - per esempio - i limiti del Tirreno e del Ligure quello sì! E' un'indicazione utile ai naviganti, così come un portolano che ti indica dove sono secche e scogli. Poi si capisce: nessun portolano toglierà mai la poesia di un tramonto sull'Ile des Ambiez o il fascino maledetto di una tempesta su Capo Horn, ma comunque ti aiuterà a navigare, no?

TaO ha scritto:...quello che so, per certo, e che quando sceglieva di esprimersi in tonalità minore,il suo linguaggio si impregna di dubbio e di inciampi, di soste e di ripartenze...niente strade sgombre, ma imbuti più o meno oscuri...poi, di solito (tac) arriva uno strumento a fiato (legno o ottone che fosse) e ti dà un gancio-appiglio..tu incerto la ti rivolgi..mi fido, non mi fido? Mi affido, perchè da solo non so reggermi.
Il Lacrimosa/Requiem? E' la caducità umana

Perfetto: hai detto tutto nel modo giusto.
Mi sembra che tu abbia le qualità per esprimere quello che cercavo e per aiutare un gruppo di melomani a trovare la teatralità anche in un repertorio così complesso e lontano dai loro orizzonti.
Se lo farai, ci sarai molto di aiuto e aiuterai questo sito a crescere ulteriormente!!!

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: dom 22 apr 2012, 14:25
da TaO
Ok, proviamo se vi è congeniale questo tipo di percorso..

(Non ho mai scritto in blog, ma solo in forum-discussione, quindi)

Per la suddivisione-articoli, non so regolarmi su dettagli specifici, tipo lunghezza testo o inserimento links.video...io li ho messi dove congeniali al testo, ma possono essere spostati in coda-articolo o dove si ritiene meglio..


Bussola-Naviganti

Posto che le nozioni principali e i riferimenti (consideratela una sorta di bussola-naviganti) potete trovarli raccolti anche online su questo sito Arturu.it e precisamente:
1 - 2 - 3 - 4 - 5

per un quadro descrittivo-informativo, ho pensato di usare due playlist-video su youtube per raccogliere e richiamare con un unico-link-video-riferimento: una playlist riguarderà documentari-descrittivi sia sulla polifonia che sulla specifica musica sacra, l’altra playlist raccoglierà video-ascolti da considerarsi come consiglio-ascolto-esempio.

- Playlist – docs : al momento, ho inserito una serie di episodi della BBC che ripercorrono per somme linee la storia della musica sacra (dal medioevo al novecento); sono naturalmente in inglese.
- Playlist – video ascolti : ho inserito i video del primo messaggio e vi aggiungerò man mano che si va avanti altro..

Il canale-youtube su cui io posso inserirle è “TuttiallOpera”, non so se qui avete un -canale-raccolta-forum,…se sì, posso anche raccogliere i links-video già inseriti, e nel canale-forum si inseriscono le due playlist occorrenti a cui provvedete voi…aggiungendovi man mano il resto in seguito…


E’ implicito che questa discussione sarà una sorta di catino, in cui potete inserire links sia in merito a doc. testuali che audio-visivi. Compatibilmente con la disponibilità di tempo ed energia, penso ogni tot messaggi o articoli, raccoglierò insieme i vari links-spunto, in modo tale che essi siano a portata di mouse (magari inserisco la pagina-indice nella mia firma e così cliccando là ci si arriva in un sol click).



Prima Puntata
Titolo provvisorio: A che serve l'elemento Coro?
- Il finale della nona sinfonia
(op. 125 Beethoven 1824)


Notizie wiki - Wiki-NonaSinfonia Beethoven



Ho pensato di partire da un territorio “neutro”: no musica sacra, no musica operistica, no musica folk. E parto da qualcosa che molti hanno considerato (considerano?) un vertice della musica occidentale, tanto che dopo di essa gli addetti ai lavori si sono sicuramente detti : e adesso? E’ possibile superare andando oltre, su quali sentieri interrotti o avvallamenti ci possiamo inoltrare-sperimentare-smontare-riformulare?
E siccome la musica è un linguaggio espressivo che combina e mescola ciò che c’era con ciò che non c’è ancora e finchè staremo tra i piedi su questa terra ci farà compagnia, ecco che ci sono e ci saranno sempre nuovi panorami e prospettive da combinare-scombinare, con buona pace dei coccodrilli funebri che qua e là vanno annunciando “la musica è finita….gli amici se ne vanno…” ah no quella è un’altra canzone, meglio tornare indietro a quel che avevo in mente venti righe fa.
Il punto neutro da cui vorrei iniziare è il finale della nona di Beethoven, meglio noto forse come “inno alla gioia”.
Il coro è presente perché trattasi di un inno alla fratellanza? E’ presente come rafforzativo del discorso musicale-orchestra? E’ presente perché fa da spalla-sottofondo ai quattro solisti? E’ un elemento-tappezzeria o ha una sua peculiarità non delegabile ad altro mezzo? E' la sorella minore, l'antenata da museo, la noiosa prozia petulante che ti chiede di scostarle il colletto che fa caldo? Marò, che noia i cori da ascoltare.....

A quale esigenza risponde quel coro?

Poiché le parole di Schiller andavano enunciate e gli strumenti musicali d’orchestra questo non sono in grado di farlo, occorreva la vocalità umana….
E non bastavano quattro fior fior di solisti (in genere esponenti della Lirica)?
A che serve aggiungere-sovrapporre una ventina di elementi per sezione-vocalità (per quel finale-sinfonia, il coro occorrente si aggira dagli 80 ai 120 elementi…).
Ma perché diamine sono necessari?

Il musicista potrebbe dire: un’orchestra sinfonica al completo come quella occorrente per il finale nona non risulterebbe equilibrata con i quattro solisti che cantano in concertato (polifonicamente insieme).
Orchestra ampia…..ampio volume vocale…perciò prendo la bilancia e sui due piatti metto più o meno peso equivalente.

Il poeta potrebbe dire: le parole di un inno, e di fratellanza universale per giunta, non possono esaurirsi in quattro sparuti gatti-vocali, ammesso che abbiano la forza di quattro cannoni di navarone lucidati e splendenti…l’inno appartiene alla moltitudine…e la moltitudine (tutti) dai tempi dei greci e probabilmente pure prima…la moltitudine è rappresentata “IN CORO”.La gioia (in questo caso), il dolore (in altri casi) non sono dimensioni private che riguardano l’individualità, prendono sostanza solo se comunicate e condivise, sono nel loro elemento se vissute insieme.

Opperbacco, quella schiera di tot file di omini e donnine indica la compresenza dei “comuni mortali”, nessuno escluso…
I comuni mortali sono spettatori, i comuni mortali sono fautori-costruttori. Fattori e fattura… (non mi chiamate il commercialista che non serve …)

tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo Fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
(33mo Canto – Paradiso – Divina Commedia - Dante)


Io vi posso dare una risposta da coreuta sul perché il coro è indispensabile in quel finale di sinfonia (e non solo là):
perché solo nella mescolanza dei suoni emessi da un gruppo di esseri umani può prendere “forma sostanziale” un elemento portante della musica: il M I S T E R O (quello che non ci è dato conoscere, afferrare, possedere, archiviare). Il Mistero ha a che fare con la spiritualità, col sacro (non solo in senso teologico-religioso) ….. ed è quello che un coro esprime con forza unica, quella particella di uguaglianza della condizione umana figlia del dubbio. Anche per questo, il Coro è un elemento insostituibile quando si ha a che fare con quella dimensione.

Un dettaglio sempre a proposito del finale nona, dettaglio utile prossimamente: la Missa Solemnis op. 123 fu composta appena pochi anni prima ed eseguita lo stesso anno (1824) della nona (op.125). Coincidenze temporali innocue? Pensateci..

Intanto provate a riascoltare-rivedere ...



Perché tra le varie versioni-edizioni possibili ho scelto questa diretta da L.Bernstein del 1978?
A - Perché Bernstein, che è un libro-aperto nella direzione (anche il più annoiato – distante dalla classica se si sintonizza su quel viso, quelle braccia ha modo di “cogliere”… è il riferimento al vetraio che modella l’incandescente informe e gli dà forma c’entra con quella fisicità-trasmissione.
B – Perché i quattro solisti in questione non usano tecnica lirica (pur essendo cantanti lirici), ma cantano come “solisti-coro”, ad armi-pari.
C – Perché i coreuti inquadrati spesso hanno l’occhio sulla partitura anzicchè sul direttore (perché quello non è il loro maestro-coro ma un altro che fa mille segnali che non sai bene se rivolti alla tua sezione o alla sezione orchestrale antistante a te..e allora, meglio aver presenti i “segnali-maestro” che hai indicato in partitura, i quali sai sicuro sono rivolti a te-sezione)

Saluto con il link-video dell’intera nona sinfonia (medesima edizione)


GWINET JONES - Soprano
HANNA SCHWARZ - Contralto
RENE KOLLO - Tenor
KURT MOLL - Bass
KONZERTVEREINIGUNG WIENNER STAATSOPER (Chorus Master - Norbert Balatsch)
WIENER PHILHAMRONIKER
LEONARD BERNSTEIN – Conductor
1978

Alla prossima, sperando di aver incuriosito a sufficienza, iniziando con qualcosa di arci-noto e su un terreno neutro sia rispetto alla lirica che rispetto alla musica polifonica pura.

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: dom 22 apr 2012, 16:04
da pbagnoli
TaO ha scritto:
Non ho mai scritto in blog

Valeria, l'ho già detto forse anche a te: QUESTO NON E' UN BLOG!
Un blog è qualcosa di diaristico; sta al sito come un rotocalco a una rivista scientifica.
Noi abbiamo scelto di fare un sito, affinché il materiale possa essere organizzato in forma di database e sempre fruibile.
Non è per sembrare schifiltosi, ma il termine blog proprio non ci piace, quanto meno per una realtà così articolata come il nostro sito

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: dom 22 apr 2012, 17:44
da MatMarazzi
Grazie Tao! :)
E non fermarti... sono curiosissimo di leggere come procede questa passeggiata in tua compagnia! :)

salutoni,
Mat

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: dom 22 apr 2012, 18:16
da TaO
pbagnoli ha scritto:
TaO ha scritto:
Non ho mai scritto in blog

Valeria, l'ho già detto forse anche a te: QUESTO NON E' UN BLOG!
Un blog è qualcosa di diaristico; sta al sito come un rotocalco a una rivista scientifica.


Sì me lo avevi già detto e mi scuso quindi doppiamente per l'errore-denominazione; non era inteso in alcun modo in senso sminuente rispetto al contenuto e all'intento che volete mantenere di qualità. Io confondo i due termini sbagliando, perchè identifico il termine "blog" con l'impaginazione-successione di articoli singoli o frazionati in parti (come è ad es. quello sul Requiem che sta scrivendo Triboulet). Non si ripeterà, scusa ancora.

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: dom 22 apr 2012, 18:44
da pbagnoli
TaO ha scritto:Io confondo i due termini sbagliando, perchè identifico il termine "blog" con l'impaginazione-successione di articoli singoli o frazionati in parti (come è ad es. quello sul Requiem che sta scrivendo Triboulet). Non si ripeterà, scusa ancora.

Figurati, nessun problema!
E' che sin dall'inizio abbiamo scelto la forma faticosa del sito per dare una maggior dignità ai nostri contenuti.
Il blog è... diverso. Non è la nostra scelta, tutto qua.
Buona domenica sera, e grazie del prezioso contributo che stai dando!

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: lun 23 apr 2012, 21:37
da TaO
Prima di iniziare una marcia "a ritroso", vorrei chiudere la piccola parentesi 1823-24 sulla Missa Solemnis e la Nona di Beethoven con un altra "coincidenza"...
Il 1823 è l'anno della Semiramide di Rossini....che apre l'ultima fase compositivo-operistica del pesarese che da là a poco si trasferirà definitivamente a Parigi, riorganizzando alcune suoi lavori precedenti ..il Maometto II e il Moisè francese...scriverà la Siège de Corinthe ...l'atto unico Viaggio a Reims e Comte Ory che hanno molti interscambi tra loro....e chiuderà 5-6 anni dopo con la composizione dell'ultima opera, il G. Tell....
Qual è il collante?
Ascoltando buona parte del Benedictus e dell'Agnus Dei di quella Missa, io penso che Rossini ne ebbe una scossa benefica, una sorta di iniezione ricostituente proprio per portare a compimento una scrittura musicale drammaturgica che affidava ad orchestra e ai singoli interpreti qualcos'altro, che non si esaurisce nel "bel canto virtuoso"...
l'influsso di Beethoven nell'uso di orchestra, singoli e coralità io lo ritrovo in quella fase di transizione che sì ha a che fare con l'architettura della grand-opera francese, ma non solo con quella:ce la ritroveremo come architrave-avvio della fase melodramma successiva.
Provate a pensare alla presenza diversa di Coro e di Concertati in quelle opere..E' un caso coincidente fortuito... o come Beethoven si spinge verso qualcos'altro con Missa e Nona e quartetti ultimi..e Rossini nello stesso periodo fa altrettanto per l'opera?
Quando mi si dice che la musica sacra da un lato e l'elemento "coralità" erano la prozia ormai decrepita o marginale, io non ci ho mai creduto...deve essere stato sempre un caso, nel periodo seguente la funzione-coro per autori marginali come Verdi...Gounod...Mussorgski...deve essere certo così...


Scusandomi per le divagazioni, vorrei sapere invece se posso considerare parte di questo percorso anche la musica polifonico extra-religiosa ....penso ai mottetti, ai madrigali, agli oratori di Vivaldi con OspedalePietà...
se vogliamo limitare il discorso a polifonia e moseca sacra,resta fuori una parte mica secondaria..perchè è la parte che può fare da traite d'union con altro ...i testi non religiosi dei madrigali erano spesso tratti dai principali poeti-letterati del tempo.....gli oratori non religiosi possono essere anche una delle radici del recitar cantando barocco...
insomma chiedo se l'albero deve avere le radici solo del sacro o può contenere innesti diversi.
Alla prossima
Tao

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: mer 25 apr 2012, 17:08
da TaO
Puntata 2

Dal Canto gregoriano al Canto polifonico, dall’unisono all’armonizzazione a più voci simultanee

Premessa: la parola scritta è stata a lungo monopolio dei pochi che sapevano leggere (religiosi compresi). La trasmissione orale dei contenuti liturgici ha trovato nella forma cantata il suo canale preferenziale (in quanto la ripetizione di suono e parola associati facilita la memorizzazione) …pensate alla maniera usuale con cui i bambini in età pre-scolare imparano le piccole poesie, le filastrocche, le canzoncine. Il suono contribuisce alla memorizzazione, è un collante-deposito e il testo cantato si sedimenta ed alimenta il connubio emotivo-razionale. Questo vale sia a due anni che a novantasei, credo.


Glossario Canto liturgico

Il canto gregoriano - notizie Wiki

Il canto gregoriano è un canto liturgico, intonato in forma monodica (unisono) e senz’alcun accompagnamento strumentale (ossia a cappella) da un singolo o dal coro, ma anche dal celebrante e dall’intera assemblea-fedeli. I testi sono in latino e naturalmente hanno lo scopo di rafforzare il testo liturgico. Il nome deriva dal papa Gregorio I, intorno all 880, sotto il cui papato furono raccolti e ordinati i vari canti sacri, entro un unico testo, l’Antifonario.
Circa tre secoli dopo (1100),l’istituzione e diffusione dell’ordine benedettino dei Cistercensi (dalla Borgogna francese) introdusse gli elementi polifonici, sia vocali che strumentali che vennero poi diffusi attraverso il Sacro Romano Impero (Carlo Magno), soppiantando la tradizione precedente gregoriana, di cui però rimasero naturalmente i testi canto-liturgico.
Dalla suddetta pagina Wiki:
“era un canto assai finemente collegato con il testo liturgico, ricco di formule, inquadrato nel sistema dell'Octoechos, in comoda corrispondenza con otto toni fondamentali per la salmodia. Ciò suppone un impianto teorico, una oculatezza tecnica, che si nota anche attraverso la novità di una varia notazione neumatica a servizio degli stessi fenomeni espressivi. Questa scrittura musicale, infatti, nacque con tutta probabilità nelle regioni soggette ai Franchi nel IX secolo. Dalle regioni franco-germaniche provengono i più antichi e i migliori manoscritti neumatici.”

Il neuma è l’antenato della nota musicale, è da qui che Guido d’Arezzo trarrà il suo sistema di notazione musicale, il pentagramma, le sette note, la scala, la modalità maggiore e minore etc etc etc etc etc, insomma tutto il sistema teorico-musicale su cui si svilupperà la musica europea in seguito..

E’ l’esigenza contro-riformatrice cattolica del Concilio di Trento e con essa la parallela autonomia liturgica delle nuove confessioni protestanti che mosse sia la scuola franco-fiamminga che Palestrina a consolidare il legame con la tradizione cristiana pre-luterana.

Esempio da Gregoriano a Polifonico
Pueri Hebraeorum – PierLuigi Palestrina


Come esempio, ho scelto l’antifona “Pueri hebraeorum” di Palestrina sia perché con esso è possibile fare l’excursus da gregoriano a polifonico con esempi ascolto online, sia perché questo brano ha una diffusione che travalica la mera liturgia religiosa, sia perché è conosciuto-eseguito laddove la polifonia fa parte del “corredo scolastico di base”.

L’antifona in questione, è correlata al salmo della processione delle palme, che ripercorre il racconto dell’accoglienza che i ragazzini (pueri)..a Gesù, al suo arrivo a Gerusalemme.

Il testo:
Pueri Hebraeorum
Pueri Hebraeorum,
portantes ramos olivarum,
obviaverunt Domino,
clamantes et dicentes:
Hosanna in excelsis!

Gregoriano

Solo Cantor



In coro a voci pari (solo uomini, solo donne, solo voci bianche) all’ unisono, con rari neuma (due suoni simultaneamente cantati).

Gregoriano - visione note su partitura



Gregoriano – voci bianche con cantor solo



Gregoriano – coro a voci dispari – unisono a voci dispari (uomini e donne insieme)





Polifonico


Palestrina armonizza questo canto per quattro voci pari (2 tenori , 2 bassi); l’armonizzazione così concepita, perché mantenga il suo equilibrio armonico, presuppone che sia eseguita da un coro di voci pari (ossia solo maschile o solo femminile o solo voci bianche).

Partitura :
Pueri H. – partitura pdf


Polifonico – voci bianche



Polifonico – voci femminili




Polifonico – voci scolastiche







Certo, poi c’è anche questo….



Questo è un canto a quattro voci compatte e riconoscibili? Siamo sicuri sicuri di ciò?
Dove si compra la colla-omogeneità sia entro le sezioni che quale qualità-suono complessiva?
Tralascerei il fatto che se questi sono indicativi di un gruppo di fanciulli che gioiosi accolgono Gesù, forse sono appena usciti da una birreria dopo aver svuotato sei barili in dodici…
Ok, basta, viva il coro conviviale e disimpegnato, amen.
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Brevi considerazioni a proposito del canto polifonico

Avete giocato a rugby o a basket voi? O comunque avete presente un’azione collettiva di uno sport di squadra in cui il tempismo e la simbiosi d’azione è determinante per il risultato (meta o canestro)?

La polifonia vocale…ha una logica simile: senza gradualità, allenamento e compattezza di squadra non c’è miglioramento possibile… semplicemente..non arrivi ad alcunché, se contemporaneamente non porti a termine il tuo compito, contando altrettanto sugli altri. Non servono le primedonne o i fenomeni, né funziona delegare a quello a fianco ed una distrazione o errore può essere devastante, proprio come farsi fregare la palla in contropiede .
Il primo obiettivo da prendere di mira è mantenere omogeneità di suono entro ogni sezione: chi ascolta non deve percepire alcun timbro/colore del singolo coreuta, ma al contrario … deve percepire il suono-sezione come se provenisse da una voce sola e unica. Identico a quello che accade con le sezioni orchestrali:anche là il suono-sezione è ricercato, costruito, affatto spontaneo o casuale. Accanto all’omogeneità di suono,l’altra cosa da costruire e mantenere è la medesima dinamica-suono: il Piano deve avere medesima valenza per ogni coreuta-sezione, così come ad esempio la durata delle note coronate (quelle che prevedono di mantenere il suono fino al segnale apposito-direttor)..per non parlare delle “forchette” crescendo-diminuendo. Accanto a questi due obiettivi-sezione, si affianca quello generale di ogni coro polifonico: l’equilibrio di forze tra le diverse sezioni-coro che cantano in contemporanea.
Quell’equilibrio, per voi che seguite l’opera è percettibile nei concertati, quando vocalità-personaggi simultaneamente cantano ognuno una propria frase-linea melodica. Nessuno deve essere preponderante o coprente rispetto agli altri e al contrario nessuno deve essere “in sottofondo-sordina” rispetto agli altri, essendo abili nel gioco-volumetrico quando la frase dominante passa da un interprete all’altro o da una sezione vocale all’altra. Esempio visivo? Quando in circolo si palleggia a pallavolo e lo scopo del gioco è quello che l’altro gestisca il pallone al meglio (il fraseggio-trama) e te lo indirizzi di giusta misura.
Concertato e polifonia sono assolutamente gemelle in quest’aspetto.

Già queste brevi considerazioni dovrebbero evidenziare quanto sia diverso il canto corale dal canto lirico/individuale....nonchè la considerazione che il canto corale non implica alcuna modificazione del suono naturale/spontaneo (non c’è una rigida postura-impostazione da imparare-produrre), e il coreuta continua a cantare come “i comuni mortali”…..impara solo a gestire al meglio emissione e fiato….ad usare quel muscoletto reggente che è il diaframma, a non affaticare corde vocali e area-gola….e se insiste, finirà con migliorare l’orecchio fino nel polistrumentale : anche non avendo mai studiato musica, dopo un po’ che si canta polifonicamente e si ascolta un brano orchestrale, si inizia a percepire e a riconoscere i suoni/strumenti…per cui si distingue un corno da un fagotto..un violoncello da una viola …proprio perché l’orecchio impara pian piano a scindere i suoni simultanei difformi.


Ps
Ho evitato di fare sia un’analisi ascolto che singoli riferimenti alla partitura-canto perché la struttura di Pueri non è proprio semplicissima da spiegare sinteticamente. Magari posso fare qualcosa di simile con un mottetto a 4 voci di un’unica pagina che ho in mente per la prox puntata…Penso al mottetto perché è un tipo di composizione che poteva avere tema religioso o profano e che si è perpetuata a lungo…anche Bach scrisse mottetti quasi un paio di secoli dopo rispetto a Palestrina e coetanei…
Ma avremo tempo la prox volta..

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: mer 25 apr 2012, 18:52
da pbagnoli
Molto interessante, Valeria.
Sto imparando davvero molte cose da queste piccole conferenze sulla polifonia!
Ascolta: bisogna proprio pensare a come metterle in home...

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: mer 25 apr 2012, 20:37
da Enrico
Anni fa ho comprato il "Graduale Triplex" pubblicato dai monaci di Solesmes (edizione del 1979, ristampa del 1990) che contiene l'intero corpus dei canti gregoriani autentici per le celebrazioni di ogni giorno dell'anno liturgico. Di ogni canto viene riportata la "moderna" notazione quadrata su tetragramma e anche, sopra e sotto il rigo, la notazione con neumi "in campo aperto" tratta da codici molto antichi. Una vera e propria "edizione critica" e una miniera di tesori per chi voglia conoscere questo repertorio.

Delle versioni polifoniche di "Pueri Hebraeorum" proposte sopra, l'unica veramente gioiosa mi sembra, purtroppo, quella dei coristi "usciti dalla birreria": le altre, o per eccesso di uniformità, o per esecuzione decisamente "scolastica", mi sembrano alquanto noiosette perché rischiano di porre in secondo piano il significato del testo. È un difetto che trovo in diverse registrazioni di musica polifonica del 1400-1500, dal cofanetto di 4 CD Brilliant (Messe varie di Dufay, Occheghem, Desprez, Brumel, Isaac) eseguite dalla "Schola Cantorum Stuttgart" alle composizioni di Palestrina dirette da Georg Ratzinger (BMG 1985).

Re: Polifonicamente...cantando

MessaggioInviato: mer 25 apr 2012, 20:47
da pbagnoli
Valeria, cosa ne pensi dell'Ensemble Plus Ultra diretto da Michael Noone che ha registrato una raccolta dei lavori di de Victoria?